Last.fm ha instaurato una partnership con Warner all’inizio di Febbraio ed in questi giorni un accordo con EMI: stipulare accordi con queste società (multinazionali) ha aumentato a dismisura le loro possibilità di streaming facendoli diventare “The world’s largest social music platform” de facto.
Allontanandoci un attimo da questa “piattaforma di streaming” troviamo un buco nero : nessuno è in grado di offrire una qualità audio paragonabile e, quei pochi che ci hanno già tentato si sono persi per strada …
Tra David (Pandora) e Golia (LastFM) ci sono una miriade di startup paragonabili ai Lillipuziani (gli abitanti di Lilliput, il paese a cui approda Gulliver dopo il naufragio…): una di queste è MusicMobs che offre poco e “ricicla tanto”. Il servizio offerto è il classico streaming attorniato dagli altrettanto classici tag cloud ma, tutto finisce qui. Chiunque desideri ascoltare qualcosa dopo aver cliccato l’icona Play rimarrà deluso.
Un paio di secondi di attesa sono sufficienti ad aprire il player e a far comparire uno strano messaggio …
Se il servizio di streaming non è accessibile al di fuori dell’utenza americana (non è meglio specificarlo in home page ? ), il paradosso si ha cliccando sopra il link “click here”: veniamo trasportati sul sito di Real Player dove una frase (spero comica) ci invita a scaricarlo.
Come se tutto ciò non bastasse, l’icona audio collocata accanto ad ogni canzone facente parte delle playlist altro non è che un ridirezionamento all’ Itune Store…
Peccato che un sito con cosi’ tante potenzialità si riduca ad una “pura operazione propagandistica dell’Itune store e di Real Player”: i feed RSS delle playlist in home page presagivano ad un qualcosa di più curato …